Casanova e Schnitzler

461px-arthur_schnitzler_1912Oggi discuteremo in classe il romanzo di Arthur Schnitzler, Casanovas Heimfahrt, tradotto in italiano come Il ritorno di Casanova e in inglese come Casanova’s Homecoming. Schnitzler (vedi il link qui accanto) è uno dei maggiori scrittori e drammaturghi della cultura viennese tra fine Ottocento e inizio Novecento. Figlio di un medico, educato come medico e psichiatra, si è dedicato presto, invece, alla letteratura nella Vienna di Sigmund Freud e Karl Kraus. Questo romanzo (scritto nel 1918) non è l’unica opera da lui dedicata a Casanova al quale aveva dedicato anche una commedia, Die Schwestern Oder Casanova im Spa (Le sorelle, o Casanova a Spa – la famosa stazione termale frequentata dalla migliore società dell’epoca) scritta praticamente in parallelo (nel 1919). Schnitzler dice che queste opere segnano una nuova fase nella sua carriera letteraria, una fase contrassegnata da una più approfondita analisi psicologica dei personaggi (come quella che caratterizza un’altra novella pubblicata qualche anno dopo, nel 1926, Traumnovelle, tradotta in italiano con il titolo Doppio sogno e in inglese come Dream Novel, su cui il regista Stanley Kubrick ha basato nel 1999 il suo film Eyes Wide Shut).

Come anche il romanzo che discuteremo la prossima settimana, Casanova in Bolzano (La recita di Bolzano) di un altro grande narratore mitteleuropeo, ungherese per l’esattezza, Sándor Márai, scritto nel 1940, anche il racconto di Schnitzler è stato scritto in tempo di guerra. Questa è solo una delle cose che queste due opere hanno in comune. Schnitzler aveva letto la Storia della mia vita all’inizio della guerra, nel 1914-15. Il protagonista de Il ritorno di Casanova ha 53 anni (l’età stessa del suo autore quando lo scrisse). É dunque alle soglie della “vecchiaia”. Anzi, è proprio questo il tema principale (e il soggetto dell’analisi psicologica) che coincide poi con quello del ritorno e della nostalgia per Venezia. L’ incipit (il primo paragrafo) del romanzo, le cui vicende sono basate su personaggi della Storia della mia vita ma sono interamente inventate da Schnitzler, lo illustra splendidamente con l’immagine di C. che ruota attorno a Venezia come un uccello che “viene giù a morire calando da libere altezze in sempre più strette volute”. Saremmo perciò nel 1778. La nostalgia (in tedesco, Heimweh, Homesickness) si sostituisce quasi del tutto al desiderio di fuga che aveva caratterizzato l’incessante movimento di Casanova per l’Europa. E Giacomo è pronto a tutto pur di rientrare in “patria”, anche a vendersi come spia a quello stesso governo che lo aveva condannato.

Come vedremo, il romanzo di Márai coglie invece Casanova ventidue anni prima, nel 1756, a Bolzano, appena fuggito dai Piombi, in compagnia del suo odioso compagno di fuga, il padre Balbi. Qui, in questa cittadina appena fuori dal territorio di Venezia, comincia l’esilio di Casanova e qui egli incontra qualcuno che potrebbe essere una delle donne da lui più amate, forse la più amata…

Ne Il ritorno di Casanova troviamo tre donne che rappresentano tre tipi sedotti da Casanova nel corso delle sue imprese erotiche: la moglie di Olivo (che lo ama ancora), la marchesa (che soggiace al fascino della sua reputazione) e la giovane intellettuale Marcolina (il nome è quello di un personaggio che conosciamo col quale però sembra avere ben poco in comune), un tipo di donna al quale Giacomo ormai vecchio (e smascherato) non può più aspirare ma che, ciononostante, egli si ostina a desiderare come un’ultima prova del libertino e che può possedere soltanto con l’inganno e un vile sotterfugio. Vi è anche un personaggio maschile, il luogotenente Lorenzi, amante di Marcolina, col quale Casanova si troverà costretto a ingaggiare un duello, dopo averlo praticamente obbligato a “vendergli” Marcolina per ragioni di onore.

Tornano in questo breve  romanzo anche molti altri temi ricorrenti nella Storia della mia vita, come il tema del gioco, del debito e, soprattutto, del travestimento. Schnitzler ricombina magistralmente alcuni degli ingredienti fondamentali dell’autobiografia di Casanova. Qual è secondo voi il senso di questa libera “riscrittura”? Per certi aspetti, essa ci ricorda la libera reinterpretazione di Fellini che ricombina anch’egli episodi dalla vita di Casanova ma senza rispettare cronologia e all’insegna del grottesco. Anche nel film di Fellini il destino di Giacomo, simboleggiato nel “mascherone” del vecchio libertino, è quello di uno sconfitto…

Published in: on 31 marzo 2009 at 11:39 am  Lascia un commento  

Casanova e Don Giovanni

Il paragone tra Casanova e don Giovanni come simboli della sessualità maschile, è inevitabile ma esageratamente sfruttato. Innanzitutto, uno è un personaggio letterario e l’altro un uomo veramente vissuto. Ma anche trascurando questo aspetto (in fin dei conti, si parla qui di Giacomo, il protagonista della Storia della mia vita) ossia considerando entrambi dei “personaggi” o meglio dei “tipi,” le differenze rimangono. Entrambi appartengono all’età del libertinaggio ancien régime. Ma la Spagna dell’epoca barocca e la Venezia  settecentesca e pre-romantica sono mondi molto distanti tra loro. Secondo uno scrittore e critico francese, Michel Tournier, per don Juan, ricco aristocratico, “il sesso è un potere anarchico che sfida l’ordine in tutte le sue forme, sociali, morali e, specialmente, religiose.” Per Casanova, invece, che è di origini modeste, figlio di attori, un uomo “comune” che può affidarsi soltanto al proprio fascino personale (e al denaro che guadagna in modi leciti o illeciti, scommettendo sulla propria ingegnosità e abilità), il sesso è piuttosto un passaporto che apre molte porte. Più interessante invece la questione del rapporto tra Casanova e il don Giovanni di Mozart-Da Ponte. É possibile che Casanova (amico del Bassanese Lorenzo Da Ponte, il librettista di Mozart) abbia fornito ispirazione al personaggio di don Giovanni, soprattutto se pensiamo al carattere di “opera buffa,” quindi comico-tragico, della creazione di Mozart-Da Ponte. Ma quell’aura di gioia di vivere che la sessualità possiede per Casanova non si libera da un’ombra per il personaggio di Mozart (il dissoluto punito). Alla fine del dramma, è lo spettro del Commendatore (il padre di donna Anna, da lui ucciso all’inizio) che trascina don Giovanni all’inferno. Don Giovanni, come tipo, è il collezionista (tipico appunto il catalogo delle donne che ha conquistato o sedotto). Casanova è piuttosto il giocatore, l’attore o, se volete, un atleta del sesso. Don Giovanni però non proclama, come Casanova, di innamorarsi sempre delle donne che seduce. La conquista o la seduzione per lui sembra fine a se stessa, appunto ideologica e “fredda,” o calcolata. Casanova è più “sentimentale” (al modo settecentesco). Quindi Don Giovanni incarna il libertinaggio come esercizio di una trasgressiva e sterile volontà di potenza  (a danno delle donne) che Casanova non possiederebbe. A Casanova, meno trasgressivo, dunque, sembra essere invece più affine quell’ “aura di gioia” che, come dice ancora Tournier, pervade il dramma giocoso di Mozart. Il famoso ‘odor di femmina’ [scent of a woman] sembra essere uscito dalla penna di Casanova (infatti ci riporta a ciò che Casanova dice nella prefazione alla Storia). Ma secondo voi, si può credere a quello che dice Casanova, che i quattro quinti della felicità in amore derivano dal fare felice la donna amata o sedotta? Vedete una differenza tra Don Giovanni e Casanova? O forse c’è un’altra ipotesi plausibile, ossia che Casanova colpito dall’opera di Mozart-Da Ponte e dal suo personaggio, abbia voluto rappresentarsi come un don Giovanni leggermente diverso nella Storia della mia vita?

Published in: on 17 marzo 2009 at 10:21 am  Comments (1)  

A corte

caterina

Ritratto dell'imperatrice Caterina II, 1770-1780 circa (Ermitage, Pietroburgo)

Nei capitoli dedicati ai viaggi nell’Europa orientale (Russia e Polonia), riemerge l’autoritratto di Casanova aspirante “cortigiano.” In un certo senso la vita di società che gravita attorno alla corte e ai palazzi dell’aristocrazia e la vita che gravita attorna al teatro si rispecchiano l’una nell’altra. Il cortigiano recita la sua parte a corte come l’attore recita la sua sul palcoscenico. La battuta pronta è la chiave del successo sia nella commedia del mondo che nell’arte della conversazione cortigiana. Ad esempio, Casanova si propone a Caterina come grande esperto di calendari, sperando di trovare così un possibile impiego nelle riforme occidentalizzanti che l’imperatrice promuoveva nella Russia del suo tempo. Inoltre, l’aver scambiato anche poche battute con un sovrano famoso può fare la fortuna e assicurare la reputazione di un personaggio come Casanova il quale, oltretutto, fa molto bene il giornalista di se stesso e sa bene pubblicizzare (e amplificare) il proprio ruolo nel dialogo.

Altrettanto importanti sono, nella teatralità della vita di corte, la grazia nella danza, l’eleganza del vestire, la raffinatezza delle maniere, e, soprattutto, il senso dell’onore e della dignità personale. Gli stessi intrighi di corte si intrecciano con quelli tra i partiti opposti di sostenitori o amanti delle cantanti o ballerine in voga al momento, come avviene nell’episodio romanzesco del duello con il conte Branicki, amante della Binetti, rivale della Catai. A questo proposito, vale la pena di chiedersi di chi sia davvero la responsabilità dell’incidente. Val la pena di analizzare il racconto di Casanova.

Ritratto di Re Stanislao Augusto Poniatowski, 1793 (Museo Nadorowe)

Ritratto di Re Stanislao Augusto Poniatowski, 1793 (Museo Nadorowe)

Quali sono, secondo voi, le vere cause dell’incidente? Di chi è secondo voi la responsabilità principale? É Branicki che, con le sue provocazioni, “se l’è cercata”? O è Giacomo che l’ha voluto? Perchè il duello è così importante per Casanova tanto da fargli rischiare la vita, non solo per mano del conte ma anche dei suoi ufficiali e amici o da fargli rischiare anche la pena di morte perchè i duelli sono proibiti nel territorio del regno? Solo per ragioni di onore? Quali altre ragioni, di carriera o di interesse politico, possono nascondersi dietro gli avvenimenti come li riferisce Casanova?

Branicki intanto, che è più Russo che Polacco, chiama Giacomo “veneziano codardo” (Casanova sostiene che Russi e Polacchi sono barbari che si stanno civilizzando ma hanno conservato la propria natura “primitiva”).  Possiamo credere che Casanova reagisca per l’offesa al suo orgoglio nazionale? O il suo è forse un calcolo rischioso, da giocatore nella vita, una scommessa sui vantaggi che il duello avrebbe potuto portargli se concluso a suo favore? Visto come va a finire (dovrà lasciare in disgrazia la Polonia e la sua reputazione ne soffrirà in tutta Europa) Giacomo ha forse calcolato male i rischi e le conseguenze possibili dell’episodio?

Come giudicate il dialogo con Branicki (i due avversari dopo diventarono amici)? Secondo voi c’è dell’ironia nel racconto di Casanova? O c’è solo il desiderio di presentare nella migliore luce possibile un episodio che lo ha reso famoso come avventuriero piuttosto che come eroe?

Il Conte Branicki

Il Conte Branicki

Published in: on 10 marzo 2009 at 9:41 am  Lascia un commento  

Argomenti per il mid-term (da consegnare il 19 marzo)

Ecco alcuni dei temi che potreste affrontare per il breve saggio (5-6 pagine) del mid-term. I temi possono anche essere accoppiati. Non limitatevi a parlarne solo in generale ma analizzate degli episodi specifici dell’Histoire a vostra scelta.

1. Il tema della maschera e del travestimento in relazione alla seduzione amorosa, al fascino per un “terzo sesso” e come espediente sociale, come elemento teatrale, nelle varie situazioni e racconti in cui si ripete.

2. Il tema del denaro e della prostituzione, compatibile o incompatibile con le idee del libertino sulla “naturalezza” dell’amore, il rifiuto dei pregiudizi, ecc.?

3. Il tema della fortuna, del gioco d’azzardo, della cabala e della magia, compatibile o incompatibile con la fede nella Provvidenza, nell’angelo custode, ecc.?

4. La rappresentazione dell’amore nei suoi aspetti ed effetti fisici e “morali” (date degli esempi concreti, citando il testo).

5. Le osservazioni del veneziano C. sull’Europa del suo tempo, sulle società più o meno libere e i costumi più o meno civili, la Francia, l’Austria, l’Inghilterra, la Russia, la Polonia, la Spagna, Venezia stessa e gli altri stati italiani in cui viaggia.

6. Memoria e racconto nella fuga dai piombi e nel duello in Polonia: credibile o incredibile? verità o finzione? o tutte e due?

7. La presenza di modelli letterari italiani, primo tra tutti l’Ariosto, ma anche Boccaccio per il racconto amoroso, confermerebbe che l’Histoire ha anche aspirazioni romanzesche: potete dare qualche esempio in cui il racconto sembra davvero obbedire a delle regole narrative?

8. Il vecchio che scrive e il giovane personaggio: che riflessioni può suggerire questa dicotomia?

9. Le donne di C.: aristocratiche e popolane, ma soprattutto attrici. Quale (ritratto) vi ha colpito di più? qual è il tipo che sembra affascinare di più C.? Come riscrivereste un episodio dal punto di vista della donna?

10. La filosofia di C.: C. voleva essere ricordato come un intellettuale e un filosofo – quali sono secondo voi le idee principali che si trovano nell’Histoire e negli altri testi che abbiamo letto?

Published in: on 5 marzo 2009 at 11:05 am  Lascia un commento  

Magia bianca, nera o pura messa in scena?

gabalis2L’incredibile racconto del rito magico mediante il quale Giacomo (con la collaborazione di Marcolina travestita da spirito acquatico) impregnerebbe la settantenne Marchesa d’Urfé con un figlio che sarà la propria reincarnazione maschile, si basa su un libro molto noto della tradizione Rosacruciana di Mountfaucon de Villars: Le Comte de Gabalis, ou entretiens sur les sciences secrètes (1670). Qui sono descritti i rituali astrologico-magici che Giacomo mette in opera. Lo stesso nome scelto da Casanova per il suo spirito cabalistico (Paralis) è probabilmente una sintesi di Paracelso (l’alchimista preferito dalla Marchesa) e Gabalis (Rosacruciano immaginario). Nel racconto della vita sembra che Giacomo si serva di questi testi non perchè ci crede ma solo come strumenti per ingannare la povera marchesa (e farsi regalare i suoi gioielli). Come sappiamo Casanova non ha rispetto per gli stupidi e i superstiziosi ma li considera vittime predestinate. Ma quello che colpisce veramente nella scenografia del rito alchemico-magico è la grande abilità di Giacomo come regista teatrale della messa in scena. Secondo voi, si tratta solo di grande teatro?

Published in: on 26 febbraio 2009 at 12:01 pm  Lascia un commento  

Casanova e Voltaire

voltaire

François-Marie Arouet (Voltaire) 1694-1778

A proposito dell’incontro di Casanova con Voltaire, abbiamo discusso in classe della filosofia del libertino (Casanova) che, rispetto al grande filosofo francese si dimostra molto più moderato, se non addirittura reazionario. Secondo uno studioso della filosofia di Casanova, confermata dalle pagine filosofiche che abbiamo letto in classe, la vera separazione tra Casanova e Voltaire avviene “non sul piano dei contenuti filosofici ma su quello dell’impegno dell’intellettuale” (Di Trocchio). In altre parole, Casanova condividerebbe le idee di Voltaire sulla religione (come inganno e impostura – vedi il link alla voce “Dio” del Dizionario filosofico di Voltaire) ma riterrebbe sbagliato rendere pubbliche queste idee, perchè la conseguenza sul piano sociale sarebbe l’ateismo e quindi la disgregazione della società. Il che confermerebbe non solo l’appartenenza di Casanova al secondo stadio del libertinismo, fondato su una separazione tra pubblico e privato e sulla “protezione” della maschera. Ma anche il suo rapporto ambivalente verso l’autorità. Cosa ne pensate?

Da ricordare, a proposito della visita a Voltaire, un sintomatico episodio ricostruito da uno studioso (Gerard Lahouati) che coinvolge anche uno dei sindaci di Ginevra, quello con il quale Giacomo si intrattiene insieme alle tre fanciulle-prostitute negli intervalli della sua visita al castello di Ferney (residenza di Voltaire): Casanova avrebbe scritto insieme a questo sindaco (al secolo Lullien de Chateauvieux) un libello, Dialogues chrétiens ou preservatifs contre l’Éncyclopédie, pubblicato attribuendolo a un Mr V**, il che insinuava dunque che Voltaire ne fosse l’autore. Come dice il titolo, l’opera sarebbe un “profilattico” contro la filosofia dell’Éncyclopedie (giudicata sovversiva). Secondo Lahouati, Voltaire avrebbe cercato di coinvolgere Casanova nello smascheramento del vero autore del libello ma Casanova rifiutò e da qui nacque il dissidio tra i due (in una lettera, Voltaire parlerà di Casanova praticamente come un simpatico buffone). Un particolare colpisce, rileggendo l’episodio nell’Histoire: la descrizione dei preservativi inglesi sul cui uso insiste il sindaco per non mettere incinte le ragazze con cui si intrattiene insieme a Casanova e il rifiuto di Casanova di usarli, sostituendoli con quei  gingilli d’oro fatti fare apposta come “regalo” per le tre fanciulle. Si potrebbe forse interpretare il racconto come una indiretta confessione da parte di Casanova di essere il co-autore del “preservatif”?

Published in: on 25 febbraio 2009 at 5:17 pm  Comments (1)  

I quattro tipi di libertinaggio

Legami pericolosi (film di Stephen Frears, adattamento del romanzo di Choderlos de Laclos)

Legami pericolosi (film di Stephen Frears, adattamento del romanzo di Choderlos de Laclos)

Riassumo qui di seguito i quattro diversi tipi di libertinaggio individuati da Thomas Cavanagh nel suo saggio “The Libertine Moment”, pubblicato sulla rivista “Yale French Studies”, numero 94. Prima di iniziare, un’idea da tenere a mente: il libertinaggio settecentesco si fonda sulla divisione tra pubblico e privato, vale a dire tra ciò che succede nelle camere dei palazzi dell’aristocrazia e le chiacchiere, le voci che si rincorrono alle feste, alle cene e ai balli (insomma, il gossip). Tradizionalmente, osserva Cavanagh, gli storici ritengono che il Diciottesimo secolo inizi nel 1715 (anno della morte di Luigi XIV, il Re Sole) e finisca nel 1789, allo scoppiare della Rivoluzione Francese: è tra queste due date simboliche che il fenomeno del libertinaggio trova il suo momento di massima espressione e anche la sua fine.

La prima fase, che ha luogo cronologicamente attorno alla morte del Re Sole, è quella del cosiddetto “libertinaggio erudito”: questo tipo di libertinaggio si basava su una visione utopica delle società primitive del Nuovo Mondo. In altre parole, gli aristocratici europei pensavano che gli indigeni delle Americhe avessero raggiunto una sorta di società perfetta, in cui vi erano pochissime regole e le abitudini sessuali erano molto libere, eliminando – di conseguenza – la gelosia. Questa (apparente) mancanza di autorità, di ordine e di gerarchia affascinava gli europei, che vedevano in queste società l’espressione della libertà ideale.

Presto però iniziò a farsi strada un nuovo tipo di libertinaggio, quello legato alla figura di Crébillon (poeta e scrittore, nonché maestro di francese di Casanova): le vicende sentimentali descritte da Crébillon sono basate su sottili giochi di seduzione, in cui il maschio deve conquistare la donna con la sua intelligenza e il suo fascino. I ruoli sono fissi: il seduttore è sempre il maschio, mentre la sedotta è sempre la donna. Il simbolo di questo tipo di libertinismo è senza dubbio la maschera, indossata dai nobili veneziani per nascondere la loro identità e poter godere così di ogni piacere senza mettere a rischio la propria reputazione. Casanova, sotto molti aspetti (non ultimo quello cronologico), sembra appartenere proprio a questo secondo tipo di libertinaggio (pensate, ad esempio, al suo rapporto con C.C., o con Henriette).

Il terzo tipo di libertinaggio, descritto da Laclos ne “Les liaisons dangereuses”, è piuttosto diverso rispetto agli altri due: al centro di tutto c’è ancora la tensione tra dimensione pubblica e privata, ma stavolta il rapporto sessuale diventa metafora del rapporto di potere. Ciò che accade in camera da letto diventa un’arma per il ricatto: la seduzione è a questo punto solo un mezzo per sottomettere l’altra persona, per piegarla al potere del seduttore. Ciò che accade nella dimensione privata viene usato dal seduttore per dominare l’altra persona, che non può ribellarsi: se lo facesse, il seduttore esporrebbe pubblicamente quanto accaduto nel privato, rovinando la reputazione e la vita del sedotto. Un ulteriore punto di interesse di questo terzo tipo di libertinaggio è che i ruoli non sono più fissi: il maschio e la femmina possono essere indifferentemente sia il seduttore (o la seduttrice) che il sedotto (o la sedotta).

Il terzo tipo di libertinaggio ha alcuni tratti in comune con il quarto e ultimo tipo, che nasce con la Rivoluzione Francese. Si tratta del libertinaggio più radicale, il cui emblema è il marchese de Sade. In questo caso, la violenza (non solo psicologica, come nel caso del terzo tipo) è al centro di tutto: la violenza fisica, l’umiliazione, lo stupro, l’assassinio sono – secondo le teorie di de Sade – il mezzo attraverso cui la vera Repubblica prende vita. Sul piano individuale, è l’atto stesso di infliggere dolore alla propria vittima che provoca il piacere più intenso, più estremo. Il marchese, che era anche un filosofo, riteneva che la vera libertà potesse attuarsi solo in assenza di qualunque tipo di ordine o autorità: gli individui dovevano essere liberi di seguire tutti i loro istinti più violenti, senza subirne le conseguenze. Si tratta, non a caso, dell’ultimo tipo di libertinismo proprio perché il libertino – per essere tale – deve avere delle regole da trasgredire, da infrangere; in altri termini, il libertino ha bisogno di un’autorità attraverso cui (contro cui) definirsi. Con de Sade, le regole vengono semplicemente cancellate, e il termine stesso di “libertino” perde il suo significato.

Published in: on 24 febbraio 2009 at 1:00 pm  Comments (2)  

Casanova e la Cabala

cabalaUna delle ragioni per cui Casanova viene imprigionato ha apparentemente a che fare con le sue pratiche cabalistiche e magiche (le incontreremo di nuovo nel bizzarro episodio della marchesa d’Urfé, durante il secondo soggiorno di Giacomo a Parigi). In realtà, la ragione più plausibile del suo imprigionamento è che Casanova era sospettato di avere usato queste presunte pratiche magiche e sacrileghe per abbindolare e “plagiare” (influenzare) il suo protettore e patrono, il senatore Bragadin. Gli Inquisitori erano probabilmente intervenuti (all’insaputa persino dell’interessato) proprio per proteggere un membro dell’aristocrazia veneziana. In questo articolo di Ian Kelly si spiega in che cosa consisteva la cabala di Casanova, con particolare riferimento alla famosa piramide numerico-alfabetica da lui usata (in nome del suo angelo Paralis) per rivelare segreti o pronosticare eventi futuri.

Ian Kelly, Casanova and the Cabbala

Published in: on 19 febbraio 2009 at 11:09 am  Comments (2)  

Casanova e la giustizia veneziana

Ecco un articolo sui rapporti tra Casanova e la giustizia veneziana, prima puntata relativa all’incarcerazione e fuga dai Piombi, che avrà un seguito più tardi quando, per poter ritornare in patria, Casanova cercherà il perdono e diventerà di fatto una spia degli Inquisitori di Venezia. Di questo suo mutato atteggiamento verso la giustizia veneziana vi è anche traccia nel racconto della fuga che avete letto. Sapreste identificare i passi?

Macsherone per le denunce segrete, 17 sec., Venezia, Museo Correr

Mascherone per le denunce segrete, 17 sec., Venezia, Museo Correr

Giovanni Scarabello, Casanova e la giustizia veneziana

Published in: on 19 febbraio 2009 at 8:51 am  Lascia un commento  

La mia fuga dai piombi

Illustrazione da Histoire de ma fuite (Lipsia, 1788), Venezia, Museo Correr

Illustrazione da Histoire de ma fuite (Lipsia, 1788), Venezia, Museo Correr

Il racconto dell’arresto e della fuga di Casanova dal famigerato carcere dei Piombi nel palazzo ducale di Venezia rese Giacomo famoso in tutta Europa. Se ne hanno varie versioni, in particolare quella pubblicata nel 1788 a Lipsia e quella contenuta nell’Histoire de ma vie. Ma le prime versioni erano racconti orali, vere e proprie performances narrative con cui Giacomo intratteneva i suoi curiosi ascoltatori in società, per almeno due ore (la durata media di un film o di una commedia). Anche nel racconto della fuga spicca l’ingegno “teatrale” di Casanova, tanto nella messa in scena della sua evasione quanto nella capacità di coinvolgere ed ingannare carcerieri e complici, volontari e involontari. Cosa vi ha colpito di più di questo racconto?

Published in: on 19 febbraio 2009 at 8:44 am  Comments (1)