Magia bianca, nera o pura messa in scena?

gabalis2L’incredibile racconto del rito magico mediante il quale Giacomo (con la collaborazione di Marcolina travestita da spirito acquatico) impregnerebbe la settantenne Marchesa d’Urfé con un figlio che sarà la propria reincarnazione maschile, si basa su un libro molto noto della tradizione Rosacruciana di Mountfaucon de Villars: Le Comte de Gabalis, ou entretiens sur les sciences secrètes (1670). Qui sono descritti i rituali astrologico-magici che Giacomo mette in opera. Lo stesso nome scelto da Casanova per il suo spirito cabalistico (Paralis) è probabilmente una sintesi di Paracelso (l’alchimista preferito dalla Marchesa) e Gabalis (Rosacruciano immaginario). Nel racconto della vita sembra che Giacomo si serva di questi testi non perchè ci crede ma solo come strumenti per ingannare la povera marchesa (e farsi regalare i suoi gioielli). Come sappiamo Casanova non ha rispetto per gli stupidi e i superstiziosi ma li considera vittime predestinate. Ma quello che colpisce veramente nella scenografia del rito alchemico-magico è la grande abilità di Giacomo come regista teatrale della messa in scena. Secondo voi, si tratta solo di grande teatro?

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Published in: on 26 febbraio 2009 at 12:01 pm  Lascia un commento  

Casanova e Voltaire

voltaire

François-Marie Arouet (Voltaire) 1694-1778

A proposito dell’incontro di Casanova con Voltaire, abbiamo discusso in classe della filosofia del libertino (Casanova) che, rispetto al grande filosofo francese si dimostra molto più moderato, se non addirittura reazionario. Secondo uno studioso della filosofia di Casanova, confermata dalle pagine filosofiche che abbiamo letto in classe, la vera separazione tra Casanova e Voltaire avviene “non sul piano dei contenuti filosofici ma su quello dell’impegno dell’intellettuale” (Di Trocchio). In altre parole, Casanova condividerebbe le idee di Voltaire sulla religione (come inganno e impostura – vedi il link alla voce “Dio” del Dizionario filosofico di Voltaire) ma riterrebbe sbagliato rendere pubbliche queste idee, perchè la conseguenza sul piano sociale sarebbe l’ateismo e quindi la disgregazione della società. Il che confermerebbe non solo l’appartenenza di Casanova al secondo stadio del libertinismo, fondato su una separazione tra pubblico e privato e sulla “protezione” della maschera. Ma anche il suo rapporto ambivalente verso l’autorità. Cosa ne pensate?

Da ricordare, a proposito della visita a Voltaire, un sintomatico episodio ricostruito da uno studioso (Gerard Lahouati) che coinvolge anche uno dei sindaci di Ginevra, quello con il quale Giacomo si intrattiene insieme alle tre fanciulle-prostitute negli intervalli della sua visita al castello di Ferney (residenza di Voltaire): Casanova avrebbe scritto insieme a questo sindaco (al secolo Lullien de Chateauvieux) un libello, Dialogues chrétiens ou preservatifs contre l’Éncyclopédie, pubblicato attribuendolo a un Mr V**, il che insinuava dunque che Voltaire ne fosse l’autore. Come dice il titolo, l’opera sarebbe un “profilattico” contro la filosofia dell’Éncyclopedie (giudicata sovversiva). Secondo Lahouati, Voltaire avrebbe cercato di coinvolgere Casanova nello smascheramento del vero autore del libello ma Casanova rifiutò e da qui nacque il dissidio tra i due (in una lettera, Voltaire parlerà di Casanova praticamente come un simpatico buffone). Un particolare colpisce, rileggendo l’episodio nell’Histoire: la descrizione dei preservativi inglesi sul cui uso insiste il sindaco per non mettere incinte le ragazze con cui si intrattiene insieme a Casanova e il rifiuto di Casanova di usarli, sostituendoli con quei  gingilli d’oro fatti fare apposta come “regalo” per le tre fanciulle. Si potrebbe forse interpretare il racconto come una indiretta confessione da parte di Casanova di essere il co-autore del “preservatif”?

Published in: on 25 febbraio 2009 at 5:17 pm  Comments (1)  

I quattro tipi di libertinaggio

Legami pericolosi (film di Stephen Frears, adattamento del romanzo di Choderlos de Laclos)

Legami pericolosi (film di Stephen Frears, adattamento del romanzo di Choderlos de Laclos)

Riassumo qui di seguito i quattro diversi tipi di libertinaggio individuati da Thomas Cavanagh nel suo saggio “The Libertine Moment”, pubblicato sulla rivista “Yale French Studies”, numero 94. Prima di iniziare, un’idea da tenere a mente: il libertinaggio settecentesco si fonda sulla divisione tra pubblico e privato, vale a dire tra ciò che succede nelle camere dei palazzi dell’aristocrazia e le chiacchiere, le voci che si rincorrono alle feste, alle cene e ai balli (insomma, il gossip). Tradizionalmente, osserva Cavanagh, gli storici ritengono che il Diciottesimo secolo inizi nel 1715 (anno della morte di Luigi XIV, il Re Sole) e finisca nel 1789, allo scoppiare della Rivoluzione Francese: è tra queste due date simboliche che il fenomeno del libertinaggio trova il suo momento di massima espressione e anche la sua fine.

La prima fase, che ha luogo cronologicamente attorno alla morte del Re Sole, è quella del cosiddetto “libertinaggio erudito”: questo tipo di libertinaggio si basava su una visione utopica delle società primitive del Nuovo Mondo. In altre parole, gli aristocratici europei pensavano che gli indigeni delle Americhe avessero raggiunto una sorta di società perfetta, in cui vi erano pochissime regole e le abitudini sessuali erano molto libere, eliminando – di conseguenza – la gelosia. Questa (apparente) mancanza di autorità, di ordine e di gerarchia affascinava gli europei, che vedevano in queste società l’espressione della libertà ideale.

Presto però iniziò a farsi strada un nuovo tipo di libertinaggio, quello legato alla figura di Crébillon (poeta e scrittore, nonché maestro di francese di Casanova): le vicende sentimentali descritte da Crébillon sono basate su sottili giochi di seduzione, in cui il maschio deve conquistare la donna con la sua intelligenza e il suo fascino. I ruoli sono fissi: il seduttore è sempre il maschio, mentre la sedotta è sempre la donna. Il simbolo di questo tipo di libertinismo è senza dubbio la maschera, indossata dai nobili veneziani per nascondere la loro identità e poter godere così di ogni piacere senza mettere a rischio la propria reputazione. Casanova, sotto molti aspetti (non ultimo quello cronologico), sembra appartenere proprio a questo secondo tipo di libertinaggio (pensate, ad esempio, al suo rapporto con C.C., o con Henriette).

Il terzo tipo di libertinaggio, descritto da Laclos ne “Les liaisons dangereuses”, è piuttosto diverso rispetto agli altri due: al centro di tutto c’è ancora la tensione tra dimensione pubblica e privata, ma stavolta il rapporto sessuale diventa metafora del rapporto di potere. Ciò che accade in camera da letto diventa un’arma per il ricatto: la seduzione è a questo punto solo un mezzo per sottomettere l’altra persona, per piegarla al potere del seduttore. Ciò che accade nella dimensione privata viene usato dal seduttore per dominare l’altra persona, che non può ribellarsi: se lo facesse, il seduttore esporrebbe pubblicamente quanto accaduto nel privato, rovinando la reputazione e la vita del sedotto. Un ulteriore punto di interesse di questo terzo tipo di libertinaggio è che i ruoli non sono più fissi: il maschio e la femmina possono essere indifferentemente sia il seduttore (o la seduttrice) che il sedotto (o la sedotta).

Il terzo tipo di libertinaggio ha alcuni tratti in comune con il quarto e ultimo tipo, che nasce con la Rivoluzione Francese. Si tratta del libertinaggio più radicale, il cui emblema è il marchese de Sade. In questo caso, la violenza (non solo psicologica, come nel caso del terzo tipo) è al centro di tutto: la violenza fisica, l’umiliazione, lo stupro, l’assassinio sono – secondo le teorie di de Sade – il mezzo attraverso cui la vera Repubblica prende vita. Sul piano individuale, è l’atto stesso di infliggere dolore alla propria vittima che provoca il piacere più intenso, più estremo. Il marchese, che era anche un filosofo, riteneva che la vera libertà potesse attuarsi solo in assenza di qualunque tipo di ordine o autorità: gli individui dovevano essere liberi di seguire tutti i loro istinti più violenti, senza subirne le conseguenze. Si tratta, non a caso, dell’ultimo tipo di libertinismo proprio perché il libertino – per essere tale – deve avere delle regole da trasgredire, da infrangere; in altri termini, il libertino ha bisogno di un’autorità attraverso cui (contro cui) definirsi. Con de Sade, le regole vengono semplicemente cancellate, e il termine stesso di “libertino” perde il suo significato.

Published in: on 24 febbraio 2009 at 1:00 pm  Comments (2)  

Casanova e la Cabala

cabalaUna delle ragioni per cui Casanova viene imprigionato ha apparentemente a che fare con le sue pratiche cabalistiche e magiche (le incontreremo di nuovo nel bizzarro episodio della marchesa d’Urfé, durante il secondo soggiorno di Giacomo a Parigi). In realtà, la ragione più plausibile del suo imprigionamento è che Casanova era sospettato di avere usato queste presunte pratiche magiche e sacrileghe per abbindolare e “plagiare” (influenzare) il suo protettore e patrono, il senatore Bragadin. Gli Inquisitori erano probabilmente intervenuti (all’insaputa persino dell’interessato) proprio per proteggere un membro dell’aristocrazia veneziana. In questo articolo di Ian Kelly si spiega in che cosa consisteva la cabala di Casanova, con particolare riferimento alla famosa piramide numerico-alfabetica da lui usata (in nome del suo angelo Paralis) per rivelare segreti o pronosticare eventi futuri.

Ian Kelly, Casanova and the Cabbala

Published in: on 19 febbraio 2009 at 11:09 am  Comments (2)  

Casanova e la giustizia veneziana

Ecco un articolo sui rapporti tra Casanova e la giustizia veneziana, prima puntata relativa all’incarcerazione e fuga dai Piombi, che avrà un seguito più tardi quando, per poter ritornare in patria, Casanova cercherà il perdono e diventerà di fatto una spia degli Inquisitori di Venezia. Di questo suo mutato atteggiamento verso la giustizia veneziana vi è anche traccia nel racconto della fuga che avete letto. Sapreste identificare i passi?

Macsherone per le denunce segrete, 17 sec., Venezia, Museo Correr

Mascherone per le denunce segrete, 17 sec., Venezia, Museo Correr

Giovanni Scarabello, Casanova e la giustizia veneziana

Published in: on 19 febbraio 2009 at 8:51 am  Lascia un commento  

La mia fuga dai piombi

Illustrazione da Histoire de ma fuite (Lipsia, 1788), Venezia, Museo Correr

Illustrazione da Histoire de ma fuite (Lipsia, 1788), Venezia, Museo Correr

Il racconto dell’arresto e della fuga di Casanova dal famigerato carcere dei Piombi nel palazzo ducale di Venezia rese Giacomo famoso in tutta Europa. Se ne hanno varie versioni, in particolare quella pubblicata nel 1788 a Lipsia e quella contenuta nell’Histoire de ma vie. Ma le prime versioni erano racconti orali, vere e proprie performances narrative con cui Giacomo intratteneva i suoi curiosi ascoltatori in società, per almeno due ore (la durata media di un film o di una commedia). Anche nel racconto della fuga spicca l’ingegno “teatrale” di Casanova, tanto nella messa in scena della sua evasione quanto nella capacità di coinvolgere ed ingannare carcerieri e complici, volontari e involontari. Cosa vi ha colpito di più di questo racconto?

Published in: on 19 febbraio 2009 at 8:44 am  Comments (1)  

Doni e oggetti “galanti”

i gingilli indiscreti (Diderot)

i gingilli indiscreti (Diderot)

Doni e oggetti galanti costellano la letteratura del Settecento. Un famoso esempio sono i “bijoux indiscrets” (Indiscreet or Prying Jewels or Toys) che danno il titolo al primo romanzo di Denis Diderot (in cui sono proprio i gingilli o i gioielli a raccontare, vista la loro intimità con le persone che li indossano). E naturalmente ne ritroviamo vari esempi anche in Casanova, a cominciare dall’episodio di M.M.

“Questo dono, amore mio, ti sarà caro perchè contiene il mio ritratto…Nella scatola troverai due ritratti miei, in due nascondigli diversi: staccando il fondo della tabacchiera nel senso della lunghezza mi troverai vestita da monaca, premendo l’angolo aprirai un coperchio a cerniera e mi vedrai quale tu mi hai fatta diventare…”

Tabacchiera n. 2
Tabacchiere a forma di scarpe e gambe femminili

Tabacchiere a forma di scarpe e gambe femminili

“Nell’astuccio trovai una tabacchiera d’oro…Seguendo le istruzioni, trovai il ritratto di M.M., in piedi e di tre quarti, vestita da monaca. Togliendo il fondo, invece, la trovai nuda, distesa su un materasso di raso nero nella posa della Maddalena del Correggio: guardava un amorino che, stando seduto sui suoi abiti monacali, teneva ai piedi la faretra.”

Perchè questo riferimento a Maddalena? Casanova era membro della massoneria e Rosacruciano e passava anche per mago: se avete letto (o visto) Il codice Da Vinci potete forse ipotizzare…O basta solo fare riferimento a quello che lui stesso scrive e che è riportato nell’articolo precedente.

Antonio Allegri, detto Correggio, Maddalena (1518)

Antonio Allegri, detto Correggio, Maddalena (1518)

Published in: on 18 febbraio 2009 at 11:01 am  Comments (4)  

Incontri in Parlatorio

Francesco Guardi, Il Parlatorio delle monache a San Zaccaria

Francesco Guardi, Il Parlatorio delle monache a San Zaccaria

“Una monaca…che da due mesi e mezzo la vede ogni domenica nella chiesa del suo convento desidera conoscerla…”

Il Parlatorio di San Zaccaria, qui raffigurato, è il più famoso di Venezia, dove le monache (figlie della migliore nobiltà veneziana) intrattenevano i loro visitatori. Ma esistevano anche parlatori “privati,” come quello in cui avviene il primo incontro tra Casanova e la misteriosa M.M.

“Entrammo quindi in un piccolo parlatorio e di lì a cinque minuti vidi apparire questa M.M. che andò dritta alla grata, ne aprì quattro riquadri schiacciando un bottone, baciò l’amica e poi chiuse di nuovo l’ingegnosa finestrella…”

Nel racconto dei suoi amori (“triangolari” e “quadrangolari”) con M.M., Casanova dice: “Alla nobiltà, alla bellezza e all’intelligenza di M.M. che erano le sue vere virtù s’aggiungeva il gusto dello scandalo. Era una vestale: avrei gustato un frutto proibito e soprattutto avrei rubato i suoi diritti a uno sposo onnipotente, impadronendomi della più bella sultana del suo divino serraglio.”

Chi sarebbe questo sposo? Forse l’abate di Bernis?

L'Abate (poi Cardinale) de Bernis

L'Abate (poi Cardinale) de Bernis

E che significato attribuite al riferimento al “serraglio” (ripensando all’episodio di Costantinopoli)?

Published in: on 18 febbraio 2009 at 10:38 am  Comments (3)  

Il Rinoceronte

Siete voi il rinoceronte?

Siete voi il rinoceronte?

Published in: on 18 febbraio 2009 at 10:16 am  Lascia un commento  

Due amori di Casanova

Ecco i ritratti di due altri amori di Casanova, Teresa Lanti (Bellino) e Manon Balletti. Pur essendo entrambe “figlie d’arte,” cantanti e attrici, si tratta di due bellezze e due ritratti molto diversi tra loro. Cosa notate?bellino1manon

Published in: on 10 febbraio 2009 at 12:56 pm  Lascia un commento